Logan: perchè la fine arriva per tutti, anche per uno come Wolverine.

Logan (2017) è un film che non mi aspettavo, una storia che ovviamente si riallaccia alla saga degli X-Men ma che si propone con un tono nostalgico e pieno di malinconia. In molti si sono chiesti il senso di questo film che porta sicuramente il marchio della tragedia e della disperazione addosso perché conclude la storia di un personaggio simbolo di un’intera generazione di supereroi.

Ho sempre amato Wolverine, del resto amando i licantropi e tutto ciò che ha a che fare con i lupi, era inevitabile che tifassi per questo personaggio che è forse quello più umano e più sentito tra i tanti.

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In questo episodio della saga, che come dicevo, si pone in una posizione piuttosto ribelle rispetto all’assetto dell’intera visione che agglomera tutti i personaggi, Logan è trafelato e ferito, sconfitto già in partenza, assolutamente solo ed alle prese con i ricordi e con un futuro che sanguina.

Uno dei personaggi che ritroviamo al suo fianco è Charles, ma sicuramente cambiato sotto tutti i punti di vista. È ormai malato e rinchiuso in una gigantesca cisterna senza avere nessuna possibilità di muoversi e di reagire a quello che si prospetta come uno sfacelo totale.

Logan lo assiste fino a quando non piomba una terribile minaccia su di loro ma questa incredibile ventata di disperazione e di morte, porta con sé anche una particolare creatura, una piccola bambina, all’apparenza fragile e minuta che invece conserva un potere straordinario, lo stesso di Logan.

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Insomma, tra catastrofi, scontri, inseguimenti e peripezie varie, il compito dell’ormai ammaccato eroe è quello di salvare la bimba e tutti coloro che come lei, sono ricercati ed inseguiti per essere trasformati, ovviamente al servizio del male.

Le atmosfere sono suggestive, colpiscono gli occhi come sempre ma c’è molta sofferenza e molto dolore che dallo schermo arriva a contaminare la purezza della visione.

Logan è la storia di Wolverine, più che altro il racconto lento e progressivo della sua fine. Il deterioramento del suo corpo che non ha più niente dell’invincibile delle storie passate e anche del suo cuore, che sembra ancora più ferito della sua carne.

Un’anima che lentamente scompare sotto l’azione punitrice del destino ma alla fine il suo compito viene portato certamente a termine: l’ennesimo salvataggio che però mette fuori se stesso. Una realizzazione cinematografica che sa di tramonto e di fine del mondo. Colpi di pistola, affronti, lotte all’ultimo brandello di vita ma Logan non è più lo stesso, anche per lui si avvicina la fine.

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Scene cruente, spettacolari nel rispetto della tradizione a cui questa saga ci ha abituato, fuggevoli comparse di altri eroi e un intimismo velato che ci porta direttamente tra le braccia di Logan, a soffrire dei suoi mali e a gioire (decisamente poco) di una pseudo e disequilibrata felicità.

Come sempre, il film in se stesso è riuscito a coinvolgermi ma non mi ha lasciato molto, anche perché davanti ad un personaggio che è stato scandagliato in tutti i modi possibili, c’era davvero poco ancora da mostrare. Ed ecco che hanno pensato di farlo lentamente scomparire a favore di un finale aperto che combacia perfettamente con la storia degli X-Men, una storia epocale che non avrà mai una vera conclusione, come non ce l’ha nessuno dei veri supereroi.

Belli ed invincibili proprio per questo.

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