L’ultimo lupo: paura e venerazione per l’animale simbolo della verità.

Non si cattura un Dio per farne uno schiavo.

L’ultimo lupo (2015) è un film per chi ama questo animale così controverso, amato ed odiato dall’uomo ma che spesso non fa che riflettere alcuni aspetti proprio dell’animo umano. Ho letto diversi libri sui lupi perché mi hanno sempre affascinato e ho scoperto un mondo a me sconosciuto che mi ha fatto vedere queste creature in un modo completamente diverso.

Nei secoli, i lupi sono stati tacciati come animali cattivi, incarnando l’essenza del male, ciò che ho letto io, invece, non ha fatto altro che mettere in luce un’anima profondamente diversa, pura e valorosa, ben lontana da ciò che l’uomo ha creduto nel tempo, forse per paura di se stesso.

In questo film ambientato nelle steppe cinesi, nella Mongolia interna, un giovane studente di Pechino, Chen Zen, viene inviato in una pianura, ad insegnare a scrivere ai pastori ed in cambio ha la possibilità di studiare il loro modo di vivere, la natura e gli animali che vivono liberi in quelle terre sconfinate.

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La scenografia è meravigliosa, il verde dei campi, il respiro pungente della libertà, i colori sgargianti di una natura che sovrasta l’uomo e ne domina la vita.

Lo stesso accade per i lupi che vivono in quelle steppe e che cacciano affamati in cerca della loro sopravvivenza.

I guai accadono quando l’uomo decide di sottrarre loro la selvaggina, e allora gli animali sono costretti ad attaccare i greggi di pecore, le mucche ed i cavalli.

Attraverso lo sguardo di Chen Zen rimaniamo affascinati dalla vita dei lupi, così metodica, così intelligente ma anche capace di comportarsi come se fossero costantemente in guerra. Infatti la loro sudditanza verso il capobranco li spinge a seguirlo ovunque e a comportarsi come dei veri soldati quando si tratta di affrontare la caccia, ecco perché è difficile stanarli.

Il giovane vuole a tutti i costi allevare un piccolo lupo per studiarne i comportamenti e alla fine ci riesce. Crescerà un lupo e alla fine vivrà sulla propria pelle cosa significa convivere con un animo così intrepido ma anche selvaggio.

Il vecchio che lo ospita gli ripete spesso che non si può ridurre in schiavitù un Dio, perché il lupo viene considerato come una divinità e costringerlo a vivere con l’uomo significa schiavizzarlo.

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La storia scorre abbastanza lenta, in più parti, attraverso la voce dei personaggi, vengono raccontate storie sui lupi e spiegati anche i motivi dei loro comportamenti e le regole che rappresentano il loro modo di vivere in gruppo e rispetto anche agli altri animali.

Emergono spunti filosofici e riflessioni sulla vita che inevitabilmente avvicinano il lupo all’uomo, quasi come se fosse uno specchio in cui l’essere umano può e deve riflettersi.

Gli scenari ti lasciano a bocca aperta, in alcuni momenti, mi è sembrato un documentario soprattutto quando lo schermo è stato assolutamente riempito dalle immagini di questi animali che sono di una bellezza incredibile. La loro crudeltà certamente non è messa in discussione, ma nemmeno l’uomo ci fa una bella figura, quando per evitare che i lupi diventino troppi, rapisce i suoi cuccioli e li uccide, afferrandoli per la coda, facendogli fare tre giri nell’aria e buttandoli da una scarpata.

Eh, sì, è proprio così. Questo per dire che poi è l’animale ad essere crudele. Mah…

Sono rimasta soddisfatta dalla visione di questo film, mi aspettavo esattamente quello che ho visto e ne sono rimasta affascinata.

La visione dei lupi e il loro modo di interagire con l’esterno è tutta una questione di libertà, di sopravvivenza ma anche di una dimensione fortemente selvatica contro cui l’uomo non può fare nulla se non uccidere, appunto, o rispettare ciò che in molti considerano un Dio.

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Forse è sbagliato arrivare a tale livello di considerazione ma sicuramente il lupo non è così negativo come hanno sempre cercato di dipingerlo nei secoli dei secoli. Questo film mette in scena una fiaba dalle atmosfere silenziose e lucenti, dove la notte è inquietante perché incarna la fame del lupo ma in fondo esso abbaglia per la sua stazza e per il suo sguardo, incantevole e magico proprio come una divinità. Il film ne esalta la dignità e la forza, il suo istinto predatorio e la sua selvaticità eppure in tutto ciò è possibile cogliere quell’infinitesimale contatto con l’uomo che rende l’animale più umano e l’uomo più sincero, a contatto con l’istinto di se stesso e con la sua verità.

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