Il buco: senza cooperazione siamo perduti.

Il buco, (Galder Gaztelu-Urrutia, 2020), è un esperimento cinematografico diversamente apprezzato che pone in evidenza una riflessione che tutti da sempre ci poniamo: gli uomini, arrivisti e disonesti per natura, riusciranno mai a cooperare per un bene comune?

Questa domanda e la sua relativa risposta vengono ambientate all’interno di un carcere spagnolo molto particolare: la fossa. Esso è sviluppato verticalmente, con una serie di piani il cui numero è sconosciuto, all’interno di spazi che contengono solo due persone.

Tra un piano e l’altro non c’è nessuna scala, bensì uno spazio rettangolare aperto attraverso il quale, ogni giorno, alla stessa ora, passa una piattaforma con del cibo.
E che cibo.

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Una tavola imbandita come nei sogni più inimmaginabili, con acqua, vino, carne, pietanze di ogni genere, persino varie tipologie di dolci.
Parliamo di alta cucina, eh.

E dunque, questa mega piattaforma scene dall’alto verso il basso, quindi, dal primo piano fino all’ultimo e si ferma su ciascuno di essi per pochi minuti.
I detenuti, due per ogni cella, in quel poco tempo devono mangiare tutto quello che riescono a mettere in bocca e nello stomaco senza trattenersi nulla.

In altre parole, non possono rubare una mela, o un dolce, o un pezzo di pane per mangiarselo magari più tardi.
Ovviamente è tutto un mordi e fuggi.

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Ma non è questo il problema. La questione principale è che la tavola parte piena di cibo, ma più scende, più quel cibo diminuisce.
Tutti vogliono riempirsi la pancia, fregandosene altamente di chi sta agli ultimi piani e non mangerà nulla.
Infatti, ogni giorno, i prigionieri degli ultimi piani fanno il digiuno.

Ogni mese, le coppie sono rimescolate, e i detenuti cambiano di piano.
Questo significa che non sai mai dove potrai trovarti. In altre parole, se un mese mangi, perchè sei a un piano alto, il mese dopo potresti finire giù, e morire di fame.

Non c’è alcuna speranza di cooperazione e presto lo scoprirà il protagonista, Goreng, a cui viene spiegato in termini crudi e diretti dal suo vecchio compagno di cella, che quelli di sopra non ti rispondono, quindi non ci puoi parlare, e quelli di sotto, sono inferiori.

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Se non mangi, cosa resta?
Tre cose: digiuno, suicidio o cannibalismo.
Il vecchio, viscido e malvagio, sarà il primo a dimostrare a Goreng qual è la legge del più forte.

Grazie alla sua fede e alla sua moralità, Goreng, entrato nella prigione per scrivere un libro su questa esperienza paradossale e per smettere di fumare, riuscirà a sopravvivere nonostante l’inquietante fame che lo circonda.

Il film si trasforma lentamente in un delirio privo di fondamenta.
L’idea iniziale è apprezzabile e spinge con curiosità a seguire la vicenda così apparentemente folle, ma con un pesante fondo di verità. La suspense non manca, l’ansia ti attanaglia; è impossibile negare la presenza di un savoir fare dal sapore tipicamente horror, e di un’inquietudine spesso disturbante.

Il problema è che l’umanità, come sempre, dimostra la sua bassezza e il suo egoismo, mettendo in scena atti spregevoli, portati all’estremo perchè questo contesto è l’estremo in tutti i sensi.
Probabilmente è difficile aspettarsi che l’uomo cooperi quando si tratta di sopravvivenza. Qui viene mostrata la legge del più forte, eppure, Goreng va fino in fondo salvando il salvabile, tranne se stesso.

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Un finale aperto che non soddisfa.
Il percorso riflessivo e metaforico viene portato avanti fino a un certo punto, ed è convincente, ma poi si perde perchè la storia non è capace di concludersi in un modo credibile e definitivo.

Anche Goreng, che decide di portarsi nella prigione un libro, mentre tutti gli altri hanno scelto spranghe, pistole, coltelli, nonostante la sua funziona di luce razionale e di umanità, alla fine cede alla violenza, e per portare a termine il suo compito dovrà lottare con le unghie e con i denti – letteralmente – per non morire.
Anch’egli dovrà uccidere per non essere ucciso.

Il tema principale – la disuguaglianza e la lotta per la sopravvivenza collegata alla cooperazione tra gli individui – è un argomento importante e significativo.
Purtroppo il film mette in evidenza che l’uomo – o meglio – l’umanità, è perduta senza la comunicazione, senza la solidarietà, senza l’aiuto.
E ce ne stiamo rendendo conto proprio in questi giorni.

Disponibile su Netflix.

VOTO.
Generale: ⭐⭐
Riflessioni: ✏️✏️✏️✏️
Suspense: 😮😮😮😮
Emozioni: ❤️❤️❤️
Azione: 👊👊👊
Consigliato: SI.

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