Joker: il pazzo che c’è dentro ognuno di noi.

Joker, (Todd Phillips, 2019), è il film che non ci aspettavamo. Una storia che è valsa l’Oscar al suo protagonista, Joaquin Phoenix, e che in qualche modo ha ripagato l’attore di tutte le storture della sua carriera. Un film inaspettato perchè non si presenta nel modo in cui eravamo abituati a vedere questo personaggio dei fumetti. La storia di Joker, per la prima volta, si concentra sull’aspetto umano e psicologico di quest’uomo che vive da solo con la mamma malata e che lavora per racimolare qualche soldo come sponsor di aziende che lo ingaggiano, e si veste da clown.

Il film inizia in modo diretto, lasciando poco spazio alle mistificazioni. Joker, in realtà Albert, saltella per le strade con il suo bel costume, la faccia dipinta e un grosso cartellone tra le mani. Canticchia una qualche improbabile canzone e cerca di pubblicizzare al meglio un prodotto. Un gruppo di ragazzini lo incrocia e correndo gli strappa di mano il cartello riducendolo a brandelli. L’aggressione non si ferma qui. Albert li insegue e in cambio riceve un cumulo di botte che lo lasciano agonizzante a terra. Insomma la prima scena immette immediatamente nel clima del film. 

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Joker non è il personaggio fumettistico che di solito ci piace vedere, davanti al quale ridiamo e abbiamo un po’ paura. È un uomo normale, che vive la sua vita in modo misero e solitario, abbandonato a se stesso e senza una guida. Gli unici momenti in cui parla di se stesso sono quelli con la psicologa che lo tiene in cura, ma ben presto anche quegli incontri termineranno perchè non ci sono i soldi per mandare avanti quell’assistenza a scopo gratuito.

Albert è uno squinternato, su questo non c’è alcun dubbio. È squilibrato e soprattutto malato di un disturbo raro: la risata improvvisa che lui non riesce a placare e che può colpirlo in qualunque momento. Di solito però accade quando qualcuno lo rimprovera oppure lo minaccia o semplicemente lo prende in giro. Lui, invece di allarmarsi, o offendersi o incattivirsi, reagisce ridendo provocando sconcerto in chi gli sta di fronte. La sua vita è un ammasso di solitudine e di tristezza, una tragedia come dice lui, fino a quando non si rende conto che invece è tutta una commedia.

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Un evento in particolare lo trasforma nel mostro così tanto famoso. Una delusione così forte che scatenerà i suoi istinti più malevoli e lo trasformerà in un vero e proprio assassino. Contornato da persone che non gli vogliono bene e che al massimo lo prendono solo in giro, subisce angherie di ogni genere, e prende soprattutto tante botte. Il bullismo la fa da padrone in questo film dove Albert è una vittima incapace di reagire all’inizio, che però finisce per reagire nel modo sbagliato alla fine. Una reazione provocata fondamentalmente dalla scoperta della sua vera identità. Sua madre, che lui ha sempre creduto una donna stabile mentalmente, e di cui si è sempre fidato, gli ha detto che èfiglio di Thomas Wayne, nientemeno che il padre di Bruce, il futuro Batman. Albert ci ha sempre creduto, ma quando scopre che la madre gli ha mentito, succederà il finimondo. Non solo perchè saprà di non essere figlio di Wayne, ma scoprirà addirittura di essere stato adottato e che la madre è una malata di mente piena di paranoie, di deliri e di ossessioni senza possibilità di guarigione. Inoltre capirà una volta per tutte che proprio quella madre che lui cura come una principessa ha permesso, quando era piccolo, che il suo compagno abusasse di lui senza proteggerlo.

Insomma, la storia di Albert, da questo punto di vista, non sorprende. Non mi ha stupito scoprire che il suo precario equilibrio mentale, la sua follia, dipendono soprattutto dagli abusi infantili e da una madre che lo ha distrutto piuttosto che difenderlo. Crescendo, Albert, è rimasto un po’ bambino, come se inconsciamente sentisse forte quella mancanza affettiva che ha connotato da sempre la sua vita. Così ha cercato di colmarla usando la figura del clown e ribellandosi all’odio del mondo scegliendo quotidianamente il sorriso. Un sorriso spesso forzato ma necessario per sopravvivere. È come se avesse scelto una sorta di bolla in cui si sente protetto fatta con le bugie che gli ha raccontato la madre. E quando questa bolla si rompe, non resta che tutto il marcio.

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Albert diventerà Joker senza rendersene nemmeno conto. Sarà la sua risata e la sua comicità inquietante e strana a colpire la folla. Poi saranno le sue azioni sanguinose a decretare la sua fama. Un film che mi ha impressionato molto, lasciandomi addosso una sensazione di inquietudine perenne. L’ho guardato con l’acqua alla gola e non perchè facesse paura, ma semplicemente perchè la rappresentazione di questo personaggio turba oltre ogni dire. È difficile persino spiegarlo a parole. Bisogna guardarlo e rendersi conto con i propri occhi dell’intensità dell’interpretazione dell’attore che rende al meglio la follia di un’anima senza via di scampo. La sua è una discesa agli inferi già segnata dal principio.

Fin dalla prima scena, con quegli occhi tristi e quel sorriso piantato in faccia fatto di rossetto e angoscia, che ti trascina in un abisso che a volte non comprendi, ma che ti soffoca. Ti manca l’aria perchè è come se fossi dentro il film e poi dentro di lui. Senti la sua paura, la sua malattia, la sua voglia di rivalsa e il suo dolore. Non è facile guardarlo, ne vieni fuori toccato e un’impronta addosso ti resta. Hai voglia a dire che è solo un film, mentre tenti di convincertene, già ti ha scavato dentro. Già si è ritagliato un posto che avresti voluto non dargli, ma che appartiene solo a lui, perchè non c’è nulla in giro che sia paragonabile.

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Joker è la storia di un pazzo che con la risata ci lavora e che con quel sorriso ogni giorno muore un po’ dentro. È la storia di chi subisce e di chi si ribella in modo sbagliato, caotico, eppure in qualche modo capace di rispondere allo stesso modo con cui è stato attaccato. Il film si conclude con Albert che ritorna in manicomio, mentre a Gotham si sta già diffondendo il suo mito e una parte di reietti attende il suo ritorno. Sullo sfondo di una città nera e piena di pioggia sporca, tra macchine che corrono, pagliacci che sparano, e il caos che discende urlando, il piccolo Bruce si staglia in un vicolo con gli occhi sbarrati e il respiro mozzato. Al suo fianco, i genitori morti a terra.

Questo è il preludio di ciò che sarà. Di ciò che abbiamo visto, che abbiamo imparato a conoscere nelle varie filmografie dedicate all’eroe pipistrello. Eppure, il Joker di questa storia è diverso. Appartiene a un’altra dimensione, fa parte di un’altra storia. È reale, umano, è terribile nella sua incongruenza eppure così vicino a noi nelle sue emozioni. Nella sua furia e in quella ferocia caotica che non conosce padrone. Albert è il Joker senza maschera. Quello senza trucco, quello a cui puoi vedere gli occhi. E con quegli occhi ti sfonda dentro. Senza copione, senza scena, senza palcoscenico. Solo e soltanto per questo è indimenticabile.

VOTO.
Generale: ⭐⭐⭐⭐⭐
Emozioni: ❤️❤️❤️❤️❤️
Riflessioni: ✏️✏️✏️✏️✏️
Suspense: 😮😮
Azione: 👊👊
Consigliato: SI.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Come cinecomic è molto bello anche Venom: l’hai visto?

    Piace a 1 persona

    1. antoniettamirra80 ha detto:

      Si, lo vidi un po’ di tempo fa ma non mi piacque. In realtà aveva un bel ritmo, era veloce, ma non mi ha dato assolutamente nulla. C’è anche da dire che è proprio il personaggio che non mi piace, mentre adoro il Joker, in tutte le sue sfaccettature e questa versione mi ha proprio straziato.

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      1. wwayne ha detto:

        Ah, che Venom non lasci un segno profondo nello spettatore è poco ma sicuro. Ma riesce a intrattenere meravigliosamente dal primo all’ultimo minuto, e non è affatto poco per un film che sfiora le 2 ore. Gli ho anche dedicato una recensione (molto ironica): https://wwayne.wordpress.com/2018/10/06/venom/. Grazie per la risposta! 🙂

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