Ultras: brutale e violento, non ci sorprende più.

Ultras, (Lettieri, 2020), è un film disponibile su Netflix dedicato alla tifoseria napoletana. Una storia che non ha nulla di eclatante al di là di ciò che ci già siamo abituati a vedere. La trama è realistica, impregnata dei cori e della fede partenopea e la scelta di raccontare proprio gli ultras napoletani riflette la consapevolezza che a Napoli, più che altrove, il calcio sia una fede e una tribù.

In gioco ci sono un gruppo di ultras chiamati Apache. I loro fondatori sono messi un po’ da parte a causa dell’impossibilità per loro di andare allo stadio, e quindi, lentamente, il potere decisionale passa nelle mani dei più giovani.

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Sandro, (Aniello Arena), è uno dei vecchi che continua, in ogni caso, a influenzare le scelte del gruppo com’è giusto che sia. È considerato il leader e di lui tutti hanno paura fino a un certo punto.
Nel momento in cui incontra Terry, (Antonia Truppo), le sue priorità cambiano.

È evidente come questo gruppo di giovani e di uomini considerino la loro squadra del cuore come una famiglia. Essi stessi si sentono una famiglia, sacra, divina, una vera e propria comunità da proteggere a tutti i costi, da onorare e da venerare.

Nella loro vita quotidiana il Napoli viene prima di tutto, anche se non materialmente, sicuramente per quanto riguarda il loro cuore.
Ognuno di loro ha una moglie, o una famiglia, o dei figli a cui badare, eppure del loro background ci viene detto poco o nulla, tutto si concentra sullo stadio, nei bar dove i vecchi guardano le partite e nei loro luoghi di ritrovo dove disegnano gli striscioni.

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Insomma, Sandro perde un po’ la bussola nel momento in cui inizia a uscire con Terry. Si allontana dal suo Napoli e anche dal suo gruppo e comincia ad avere nuove e più impellenti priorità. Vuole avere una donna, vuole costruirsi qualcosa, e il Napoli passa in secondo piano, così come passano in secondo piano le discussioni all’interno del gruppo tra i vecchi leader e i nuovi.

Proprio tra i giovani, Sandro è molto legato ad Angelo, un ragazzo che ha perso il fratello a causa di uno scontro avvenuto allo stadio.
L’uomo prova in tutti i modi a tenere a freno l’esuberanza del giovane, per evitare che egli, ingenuamente, faccia la stessa fine del fratello.
Nonostante i suoi tentativi, la situazione, a un certo punto, precipiterà, e metterà a rischio la vita di tutti.

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Perchè poi, ammettiamolo pure, la vita di queste persone è costantemente a rischio.
Sono loro stessi che ogni volta che vanno allo stadio o in trasferta, sembra che debbano affrontare una battaglia. Una guerra, dove necessariamente devono esserci vincitori, sconfitti, feriti e, a volte, morti.

Il dialetto napoletano la fa da padrone, Napoli rappresenta se stessa e fa da sfondo a questa storia che mette in evidenza la realtà, nuda e cruda, esattamente per quella che è.
Emerge la passione, ovvia, con cui grandi e piccoli vivono questa fede, si sentono parte di questa tribù. Una passione che purtroppo non è mai fine a se stessa, perchè spesso diventa rabbia e se la rabbia non la sai gestire, non sai come ridimensionarla, succedono i guai.

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Realismo, crudezza, brutalità per un film che, fortunatamente, non chiama in causa la criminalità, almeno non direttamente, ma che fa uno sforzo enorme per concentrarsi solo sul calcio e sul gruppo che lo rappresenta.

Una storia ruvida, spigolosa, violenta, priva di sconti e redenzioni; una storia esattamente come ce l’aspettavamo.

Un finale scontato, ma plausibile, non ti lascia con l’amaro in bocca, come potrebbe avvenire in conclusioni come questa.
Perchè in fondo sappiamo troppo bene come vanno a finire queste cose, e non ci stupiamo più.

VOTO.
Generale: ⭐⭐
Riflessioni: ✏️✏️✏️
Azione: 👊👊👊
Emozioni: ❤️❤️
Suspense: 
😮
Consigliato: SI.

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