Serenity. L’isola dell’inganno: ci vuole coraggio per azzardare, ma non basta.

Serenity. L’isola dell’inganno, (Steven Knight, 2019), è un film che spiazza, uno di quelli che mi ha incuriosito e sconvolto di più. Parto dal presupposto che si tratta di un thriller, a mio dire psicologico, che però, a un certo punto, prende una piega totalmente diversa rischiando di allarmare e infastidire chi guarda, soprattutto chi ama le storie classiche e chi non si aspetta un capovolgimento di tale portata.

Nonostante ciò, non mi è dispiaciuto, ha in sè un grosso potenziale, che ha questa capacità di piacere e di disgustare nello stesso momento. Perchè? Tutto dipende dal tipo di narrazione cinematografica che il regista ha scelto, creando un plot che apparentemente sembra quello di un noir classico, per poi, quando meno te lo aspetti, sfociare in una storia sci-fi, a cui non tutti, ovviamente, sono preparati e soprattutto ben disposti.

Serenity Unit Stills

Il protagonista, Baker Dill, (Matthew McConaughey), è un uomo che vive su una barca, in un isola tropicale lontana dall’eccentricità del mondo. È un tipo introverso, selvaggio, tutto sole e acqua di mare, dal capello sempre scomposto, e dal fisico statuario, raggiunto grazie alla sua lunga attività di pesca. Insieme a un amico gestisce una piccola attività grazie alla quale riesce a sopravvivere. Tale lavoro consiste nell’accompagnare i turisti curiosi con la sua barca e farli pescare in mezzo al mare. Insomma, regalare il brivido della libertà a gente che vive dalla mattina alla sera nelle grandi di città e che certamente non deve andare a pescare per ottenere da mangiare o per guadagnare qualche soldo. Parliamo di persone ricche e arroganti. Il nostro Baker, purtroppo, però, ha un problema abbastanza grande e irrisolvibile, con un pesce, un tonno gigante che è il suo incubo. Tenta sempre di acciuffarlo, ma sono anni ormai, che non ci riesce. E proprio a causa di queste sconfitte, rischia che la sua attività fallisca.

Nonostante i consigli del suo migliore amico, non intende cedere, almeno fino a quando, la sua attenzione, o meglio, ossessione, non si sposta su altro. La bellissima ex moglie di nome Karen. Una donna, (Anne Hathaway), che lo ha lasciato per sposare un uomo più ricco e decisamente violento. Il problema è che Baker e Karen hanno un figlio insieme che per il momento viene cresciuto nella stessa casa del nuovo marito e subisce le sue violenze e i suoi abusi. Così, la donna propone a Baker un’offerta a cui è difficile rinunciare: vuole che lui porti il marito in mezzo al mare durante una gita e lo uccida. In cambio gli donerà diecimila dollari. La cifra sarebbe l’ideale perchè servirebbe a sanare tutti i debiti di Baker.

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Lui cosa decide di fare? Inizialmente rifiuta, ma poi ci ripensa. Tra i due ex scoppia anche un’improvvisa passione che rende bollenti alcuni scene senza intaccare il clima noir di tutta la vicenda. Un’atmosfera che mi è piaciuta, perchè è quella del giallo, del thriller a sfondo psicologico, ma poi, da un momento all’altro, è come se lo spettatore si trovasse davanti un altro film. Un film che non ha scelto di vedere.

Non posso dire oltre perchè è molto facile fare spoiler. Aggiungo solo che sarà proprio il figlio, chiuso in casa e lontano chilometri da Baker, a svolgere un ruolo che apparentemente sembra insignificante. Cosa potrebbe mai fare un ragazzino pestato dal patrigno? Eppure è proprio lui la chiave di tutto il film. La risoluzione finale ha fatto storcere il naso a molte persone, a tal punto, da rendere impossibile persino la pubblicità e la sponsorizzazione di questa pellicola quando è uscita per la prima volta. Immagino che poche persone ne abbiano sentito parlare, nonostante il cast di attori sia di assoluto livello. 

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Purtroppo il cambio di genere narrativo proprio nel momento più importante può apparire come una scelta ridicola, fuori contesto, inaccettabile. Io sono stata la prima a rimanere a bocca aperta. Incuriosita dalla storia che fino a un certo punto è davvero molto intrigante perchè mescola segreti, inganni, passione, vendetta, un pizzico di follia, a un certo punto sono andata nel panico, proprio quando ero curiosa di scoprire come andava a finire. Beh, il finale è per chi ha i nervi saldi e non si lascia prendere dalle imprecazioni perchè può essere difficile da digerire. Alcuni potrebbero persino sentirsi traditi. Non è stato il mio caso. Se all’inizio ci sono rimasta male, dopo ho apprezzato in qualche modo, se non altro per l’immensa sorpresa che , credetemi, è davvero inaspettata.

Serenity. L’isola dell’inganno affronta temi cruciali come la violenza sulle donne e l’abuso su minori, ma anche quello del libero arbitrio, della possibilità di scegliere quello che siamo e quello che facciamo senza che ci sia qualcuno o qualcosa, fate attenzione, che decida per noi, anche se non lo sappiamo. Un film che è come una nota stonata, un foglio di carta che fa troppo rumore mentre lo strappi, un’epifania che è troppo avanti per permetterti di apprezzarla fino in fondo.

Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha fatto nemmeno impazzire. Resterà una pellicola che sicuramente ricorderò per l’azzardo e la sfrontatezza, per la sua ascesa sconclusionata, e per quel coraggio di spiazzare chi guarda che pur non trovando, la maggior parte delle volte, un esito positivo, resta sempre espressione innegabile di chi crede in quello che fa e lo fa come meglio crede.

VOTO.
Generale: ⭐⭐⭐½
Azione:👊👊👊
Riflessioni: ✏️✏️✏️
Emozioni: ❤️❤️
Suspense: 😮😮
Consigliato: SI.

locandina

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