Solitudine e freddo. Un bambino in mezzo. Neve bianca e rosso sangue.

Bambino numero 44 è ispirato al romanzo di  Tom Rob Smith  in cui si racconta una sanguinaria e terribile vicenda relativa ad uno dei  serial killer  più efferati della storia:  Andrej Romanovič Čikatilo, che ha ucciso 53 esseri umani, tra donne e bambini, negli anni compresi tra il 1978 e il 1990. Conosciuto come il  Mostro di Rostov, venne arrestato solo nel 1990 perché negli anni precedenti, nell’URSS, crimini del genere non venivano considerati possibili e quindi di conseguenza censurati in nome di un’ideale corrotto e feticcio secondo il quale, nefandezze del genere esistevano solo nelle corrotte nazioni capitalistiche ma non in Russia.

Bambino 44, scritto da Tom Rob Smith e primo libro di una trilogia, di cui fanno parte  The secret speech  e  Agent 6, fu pubblicato nel 1998 e  raccolse critiche molto positive e un notevole successo di pubblico. In Italia è arrivato nel 2008, grazie alla casa editrice   Sperling & Kupfer. Un romanzo nel quale s’intrecciano numerose tematiche a cavallo tra la politica, l’amore, la vendetta ed il tradimento, sullo sfondo di un’ambientazione eccezionalmente vivida e pregnante. La storia del macellaio di Rostov fu considerato miglior thriller dell’anno e tradotto in 26 lingue in tutto il mondo.

Fu il noto regista Ridley Scott ad interessarsi alla trasposizione cinematografica di questo eccezionale romanzo, contattando direttamente l’autore e affidando, in un secondo momento, la regia a Daniel Espinoza, occupandosi poi, della produzione. Non a caso, le parole che Smith riserva a quell’incontro sono esemplificative per comprendere il suo stato d’animo ma soprattutto la sua meraviglia nel constatare che il suo libro aveva eccezionalmente colpito uno dei registi più acclamati a livello mondiale.

Fu piuttosto surreale. Ero passato dall’avere questo progetto in cantiere, senza essere neanche sicuro che sarebbe stato pubblicato, a parlare con Ridley Scott nel suo ufficio, sedendo accanto ad una spada de Il Gladiatore ed un oggetto di scena di Alien. Ridley aveva un sacco di idee incredibili per questo progetto.

Daniel Espinoza fu scelto da Scott dopo che ebbe visionato Snabba Cash, che rappresenta il film del regista che detiene il più alto numero di incassi nella storia del cinema svedese. Per dirigere una vicenda come quella di Bambino 44, incentrata profondamente sulla storia, sui contrasti tra il potere e la giustizia, sulla morte e sul sangue, sulla velleità e l’inconsistenza di certi regimi che possono minare le fondamenta di un intero stato e con esso l’umanità che lo popola, era necessaria una personalità come quella di Espinoza, capace di rendere al meglio la parte dedicata all’azione del romanzo ma allo stesso tempo anche una delicatezza e capacità introspettiva per cogliere nel migliore dei modi l’aspetto psicologico dei personaggi sul quale si basa la trama del romanzo.

I personaggi del libro sono a tutto tondo, profondamente avvinghiati nei soprusi e nei dettami dell’epoca, di quella società figlia delle mani di Stalin nella quale l’MGB era l’unico organo in grado di disciplinare la vita di ogni individuo. E il protagonista di Bambino 44 è un uomo che vive nel più impensabile inferno, colui che esercita quel potere mistificatore e asfissiante che porta il nome della dittatura. Leo Demidov è uno degli esecutori degli ordini dell’MGB e in quanto tale deve monitorare qualsiasi possibilità di considerare chiunque una spia per il regime e laddove le insinuazioni e i sospetti fossero reali e favorevoli, condannare l’indiziato, ormai ritenuto a tutti gli effetti colpevole, alla morte. Demidov è un uomo complesso, che si trascina dietro il fardello di una vita vissuta al limite di un serena accettazione della coscienza. E’ uno di quelli che si è macchiato di tutti i crimini esistenti eppure nonostante esegua meccanicamente e freddamente quelli che considera gli ordini del regime e dell’assetto politico al quale ha deciso di rispondere, qualcosa, all’improvviso spezza le gambe della sua sottomissione, e lo introduce in un tunnel di turbamenti e ripensamenti interiori capaci di minare tutto il castello di carte delle sue ineccepibili sicurezze. Quel qualcosa porta il nome della moglie: Raisa. Proprio lei diventa una sospettata e lui viene incaricato di tenerla sotto controllo e spiarla per comprendere fin dove il suo presunto tradimento si è spinto. Un lampo nel buio, una folgore capace di accecare anche la più inossidabile delle mancate coscienze: di fronte all’ipotetica cattura e alla condanna della moglie, Demidov non ci sta.

Da questo momento in poi, l’introspezione psicologica del protagonista unita alla ricerca sfrenata del killer dei bambini, diventa il motore del romanzo, che diventa un tripudio di effetti carichi d’azione, di scontri, di fughe, di maledizioni, insieme a scene agghiaccianti e crude di bambini morti. Perché è inutile storcere il naso, non c’è niente di inventato, di troppo eclatante, di immaginario. La storia di Bambino 44, mettetevelo in testa, è vera.

Come tale c’è dramma, violenza, sporco e ingiustizia, brutalità, incandescenza che si snodano sulla base di un contesto perfettamente rappresentato nella sua totale incongruenza storica ed esistenziale.

L’attore che interpreta Leo Demidov è Tom Hardy, conosciuto per molte delle sue interpretazioni, di cui forse quella più in voga e commercializzata, resta quella di Bane, il cattivo dell’ultimo Batman, risalente alla trilogia di Christopher Nolan. Hardy è un attore che apprezzo e credo che la maschera di Demidov gli calzi a pennello. La sua fisicità e la sua espressività così tragica ma anche forte, profondamente delineata, capace di infondere sicurezza ma anche rigore e determinazione siano perfette per un personaggio che è carico di emotività, contraddittorio, disarmante e disarmato, maledettamente umano in una situazione nella quale da lui si è sempre e solo cercato, paradossalmente, la disumanità.

Eppure la sua coscienza si risveglia, per proteggere la moglie, per allearsi con il capo della polizia di provincia, il Generale Mikhail Nesterov, e per trovare finalmente il killer dei bambini, che diventa l’emblema della sua redenzione. Gary Oldman interpreta un soldato stanco, che rappresenta il compromesso che chiunque dovette accettare all’epoca se voleva sopravvivere in quel regime totalitario e senza possibilità di respiro. Nesterov è colui che aiuterà Leo nella caccia dell’assassino che come segno distintivo del proprio operato lascia i corpi dei cadaveri sulle rotaie del treno.

La società stalinista era intrisa di così tanto terrore emotivo, fisico e psicologico da portare un personaggio come Nesterov a girare la testa dall’altra parte”, spiega Oldman. “Il sistema sovietico vieta ogni comportamento giudicato capitalista, come l’omicidio e la prostituzione, a tal punto che Leo e Nesterov hanno indossato, da un certo punto di vista, eticamente e emotivamente la camicia di forza. Se il tuo modo di pensare si discosta anche di poco dalla linea del partito, Stalin potrebbe bandirti. Questo è esattamente ciò che accade a Nesterov quando viene spedito in questo villaggio rurale, Vosk.

La moglie di Leo, Raisa Domninov è interpretata da Noomi Rapace, conosciuta per aver recitato nella trilogia tratta dai libri di Stieg Larsonn, capeggiata dal romanzo Uomini che odiano le donne, dove interpreta il ruolo molto più duro e determinato di Lisbeth Salander.

L’attore svedese Joel Kinnaman intepreta il ruolo del burocrate folle e spietato di nome Vasili, un personaggio altamente tridimensionale e che darà filo da torcere al protagonista.

Numerosi sono gli attori più o meno importanti della pellicola che per ricreare la città di Mosca di quegli anni è stata realmente ambientata a Praga, che rappresenta al meglio le costruzioni architettoniche in grado di ricreare egregiamente quell’atmosfera.

Bambino 44 è una storia complicata che vi incastrerà i pensieri e aprirà nuove riflessioni. Un tempo lontano (davvero?) in cui i più brutali crimini si concentravano in un unico ed angusto luogo: fame, ignoranza, punizioni, cannibalismo, uccisioni, tradimenti, deportazioni. Una scia di amoralità e di sangue  che coinvolge anche e chi soprattutto non dovrebbe coinvolgere: i bambini. Ognuna di quelle morti veniva archiviata alla spicciolata come un incidente. Uno, due, tre, quattro bambini morti su quelle maledette rotaie e la storia qual è? Un incidente.

Il bambino numero quarantaquattro del titolo non è altro che la quarantaquattresima vittima di un crimine che resterà per lungo tempo impunito.

E’ la storia di un capovolgimento interiore che tocca le corde più insperate di una coscienza che risorge da sotto la cenere. La storia di una lotta che solo per breve tempo conosce la luce della giustizia e della tolleranza. La storia di un pezzo di storia in cui c’è la dimostrazione di come i regimi totalitari non solo intaccassero le leggi, la politica, la struttura formale di uno stato ma soprattutto lo stato mentale dei suoi cittadini. Il modo in cui hanno soffocato le speranze e gli slanci di umanità, hanno imbavagliato le bocche, facendo morire di fame la libertà.

 

Antonietta Mirra

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4 Comments Add yours

  1. AleRandy scrive:

    Tom Hardy e Noomi Rapace sono fenomenali insieme, in “The Drop” sono stati fantastici.

    Il film non mi è piaciuto molto, parte bene…ma si perde nella narrazione altalenante. Ma una seconda visione potrei dargliela.

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    1. Non ho visto “The Drop”, lo farò sicuramente dopo la tua citazione.

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      1. AleRandy scrive:

        Te lo consiglio vivamente.

        tratto dal romanzo di Dennis Lehane, dopo Mystic River, Shutter Island e Gone Baby Gone un’altro capolavoro di letteratura (gli unici libri che ho letto nella mia vita sono i suoi 😁, grazie al cielo tutti suoi romanzi sono cinematograficamente perfetti)

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  2. Ho visto sia Mystic River che Shutter Island( piaciuto moltissimo) e mi segno anche Gone Baby Gone a questo punto. E’ importantissimo che i film rispecchino i romanzi, è confortante. Grazie dei tuoi consigli. 🙂

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