La vendetta è nelle mani di Dio ma l’istinto in quelle dell’uomo.

La vendetta è nelle mani di Dio, non nelle mie.

 

The Revenant è un film che mi ha messo i brividi dall’inizio alla fine. Partiamo dal fatto che adoro Leonardo di Caprio e Tom Hardy, quindi per me era assolutamente impensabile perdere una prelibatezza del genere. Le aspettative erano tante e tutte molto forti ma nessuna di esse è stata delusa.

Un’atmosfera ghiacciata come si conviene per gli scenari pieni di neve e freddo ma la consueta assenza di calore, di sole stuprato più volte dalla presenza di qualche tempesta, si spiega non solo in fatti assolutamente naturali ma in qualcosa di ben più profondo e radicato nel valore simbolico della storia narrata.

Il potere delle immagini è immenso, intenso e anche sfacciatamente doloroso. Guardare quelle distese incontaminate di terra bianca e di acqua, quegli alberi sbattuti da un vento fatto di violenza a raccapriccio, di una potenza che non guarda al misero essere umano, colpisce la mente e affonda nel cuore.

Riesci a sentirti parte di quei luoghi meravigliosi e terribili nella loro esistenza devastante perché grande, quasi da non poter essere compresa. La bellezza tuonante del sublime che incute piacere ma nello stesso tempo paura. Ed è proprio questa la sensazione che ho provato attimo dopo attimo davanti agli scenari offerti di cui il regista Inarritu ci rende partecipi. Visioni al limite della sopportazione, in cui il ghiaccio ti entra negli occhi e ti penetra dentro.

Non ho più paura di morire. Sono già morto una volta.

Un ghiaccio che inchioda anche i protagonisti, Glass e Fitzgerald, in una lotta senza armi. Una vendetta che nasce nella neve ed è sotterrata nella neve stessa, che dura lungo tempo e che prega la memoria della morte di un figlio.

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Una camminata contro qualsiasi ostacolo che sembra condurti direttamente nelle pieghe infernali. Si dice che l’inferno sia di ghiaccio ma evidentemente Satana non desiderava Glass perché lo ha rimandato indietro. Reduce dal combattimento con un orso, e sopravvissuto ad una natura immane ed immanente, onnisciente, oscura e soltanto alcune volte protettrice, Dio in  terra di una misera esistenza alla ricerca di un po’ di sollievo, Glass non perdona e rifugge qualsiasi rivolto di sangue, ingoia qualsiasi ferita, pur di arrivare a lui, l’eterno nemico, colui che ha distrutto l’unico appiglio che gli era rimasto nella sua vita.

Fitzgerald, complice un Hardy pretenzioso, scuro e cattivo per causa e non per delizia, agisce per impulso e non coglie la gravità di un’azione che segnerà il suo destino.

Cacciatori di pelli, nemici della natura e degli animali, uomini perduti in balia degli eventi che cercano calore e pace nei soldi.

Tradimenti e sconcerto, amicizia e amore paterno, sogni e incubi si susseguono mentre le immagini diventano sempre più sbalorditive e padrone della scena.

E il silenzio, questo taciturno condottiero, straniero e guardingo, accompagna il viaggio nell’abisso dell’animo umano. Un viaggio che raggiunge i fondali più inesplorati nei quali si cela l’odio e il sapore della vendetta. In cui è il sangue ad essere versato e la carne del corpo non diventa altro che un mezzo per un unico scopo. Impressionanti i trucchi riguardanti le ferite e le lotte, soprattutto l’ultima, che denotano che la profondità oscura dell’anima è emersa senza dare via di scampo, a nessuno.

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Leonardo Di Caprio è l’eroe, anti eroe, il figlio di quel freddo febbrile che genera rimpianto e malinconia. Un viaggiatore con un’unica meta, signore distrutto e strisciante di quelle lande desolate in cui trova rifugio con dolore ma mai rassegnazione.

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Tom Hardy è l’antagonista, il folle che uccide, quello sbagliato che ferisce. Il bugiardo, il misero che si trascina fino alla meta fatta di oro di conquista. Su di lui piove il peso del peccato e del rimorso. L’ombra dell’inganno e della morte.

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The Revenant è una storia vera che trasuda angoscia, possesso, sofferenza e tragedia. Non resti indifferente di fronte a quella perdita, di fronte alla forza sovraumana del protagonista che non ammette cedimenti. Il bene e il male si affrontano in una lotta nella sabbia fatta di neve e cieli di plastica, ottenebrati dalle nuvole e dalla tormenta. Un rincorrersi che sembra essere infinito, un peregrinare nascosto e lascivo, con scie rosse e bagnate sulla strada per il riscatto.

Ha paura. Lui sa quanta strada ho fatto per lui.

Colori, odori e sapori ti arrivano addosso e ti sparano tutta la loro presenza. Una consistenza reale e pragmatica, un oleoso senso di abbandono e di noncuranza, come se la morte ti stesse sempre dietro le spalle, pronta ad azzannarti. Tu, come Glass, invochi una vittoria, che abbia il colore della rinascita. Lui torna dalla morte e vive ancora per riscattare una vita persa.

Mistico nell’innalzare il muro contro il quale tutte le buone intenzioni vanno a sbattere.

La vendetta è nella mani di Dio… ma non l’istinto di realizzare quella vendetta che cova e ti brucia dentro rendendoti un redivivo davanti al cielo.

Un richiamo assordante che diventa ragione vitale. E tu ti inginocchi davanti a quella natura che è Dio ed è morte. Incontaminata e straziante.

Paura e odio, coraggio e follia, in uno scenario eclatante nella sua maledizione di terra indomabile. Come è indomabile l’istinto dell’uomo così simile a quello di un animale, così fisico e carnale, così poco filosofico e tanto umano da sembrare irreale.

 

Antonietta Mirra

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8 Comments

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  1. Sono rimasto un po’ deluso da questo film, mi aspettavo un’altro capolavoro di Alejandro.

    La trama non è il massimo, sa di già visto e rivisto. Detto questo, rimane un film valido, che riguarderò più avanti.

    Leo e Tom sono da Oscar, soprattutto Tom, grazie a lui il film prende ancora più valore.

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  2. Concordo sul fatto che la trama è già ampiamente sfruttata e concordo su Hardy. A me ha colpito molto il modo in cui è stato realizzato e ovviamente chi lo ha interpretato.

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  3. E’ molto grande l’attesa per Tarantino, se ne parla molto, come sempre. Aspetterò di leggere la tua recensione, mi ritrovo nelle cose che scrivi. 😉

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  4. Gran bella recensione, film immenso.

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  5. Grazie! Immenso è la parola giusta!

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  6. Film Interessante specie dal punto di vista registico. Qualche ingenuità di sceneggiatura, però gradevolissimo e coinvolgente. Bella recensione.

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  7. Grazie mille! Io ho puntato molto sul coinvolgimento che mi ha regalato. 🙂

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