Jane Eyre: la copia sbiadita di un capolavoro.

Jane Eyre, (2011), è la versione cinematografica più recente di quello che ormai è diventato un vero e proprio mito. Tratto dal romanzo di Charlotte Bronte, la storia di Jane è tormentata, sofferente, cattiva, una storia di abusi e di ingiustizie che rendono questo personaggio malinconico, oscuro, brutale nella sua vita distrutta e segnata da un affetto mancato e da varie porte sbattute in faccia.

Da piccola viene accusata di essere irriverente, cattiva, diabolica, di conservare il male dentro di sè solo perchè la zia, aristocratica donna melensa, antipatica e decisamente malvagia, non vuole tenerla con sè, mettendola continuamente in condizioni deplorevoli, abusando con violenza di lei e rinnegandola ad un ruolo di inferiorità naturalmente indigesto.

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La piccola Jane vive in un istituto di correzione dove verrà ugualmente perseguitata, tenuta lontana e braccata dalla cattiveria umana. Questo, però, non le impedirà di stringere un qualche legame umano che renderà la sua solitudine meno fredda e inospitale.

Nonostante la sua vita brutta e terribile, Jane ha un cuore buono e lo dimostrerà quando andrà a lavorare presso la casa di un uomo ricco, Mr Rochester e ad occuparsi dell’educazione di quella che pare essere una sua lontana nipote.

In ogni caso, tra di due personaggi, così diversi per età ed estrazione sociale, si stabilisce subito un legame sconosciuto alla logica comune, una sorta di attrazione silenziosa, che si spiega con le parole, ma che ferisce con gli sguardi e con le scene mute.

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Rochester è un uomo misterioso, che vive solo, chiuso in questo castello buio, con questo carattere burbero e distaccato che lascia poco spazio alla comprensione e all’empatia.
Eppure, la nostra cara Jane, con tutto il suo bagaglio poco intellettuale, con il peso sulle spalle di un passato notevole e dispregiativo, con cicatrici invisibili che le hanno avvelenato l’animo, è certamente più propensa alla felicità e alla verità di quanto lo sia lui.

Lei, nonostante il buio che si porta dentro, è solare, generosa, aperta e disponibile a capire quest’uomo che evidentemente nasconde un torbido segreto.
Lui e lei si innamorano lentamente sullo sfondo di un’ambientazione cupa come i loro cuori, ma è proprio dallo scavare sotto le ceneri che brucia ancora il fuoco della passione.

Questo è un film che non impressiona. Una storia che non ha molta intensità, a me ha trasmesso freddezza, poca emotività e un fastidioso distacco.
Nemmeno i protagonisti, interpretati da Michael Fassebender e Mia Wasikowska, sono riusciti a dare calore a una pellicola che risulta indifferente, pavida, silenziosa come qualcosa di morto che stenta a vivere.

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Il romanzo è carico di dolore e di passione, di struggimento, di poesia.
Il film è povero di sensazioni, di battiti del cuore, di vere e proprie tragedie dell’anima.

Jane Eyre è forte, è un personaggio che dovrebbe bucare lo schermo; è quel tipo di eroina che mentre la guardi dovrebbe farti a pezzi, cuore, testa e anima, per tutto quello che ha passato, per tutto quello che si porta dentro.
Lo stesso equivale per Rochester. Il suo segreto dovrebbe renderlo malinconico, inquieto, quasi un mostro che pensa e agisce in silenzio.

Eppure nessuno dei due è stato in grado di emozionarmi.
Questa versione di Jane Eyre è inutile, quanto può esserlo la copia sbiadita, peraltro riuscita male, di un capolavoro senza tempo.

VOTO.
Generale: 
Azione: 👊
Riflessioni: 
✏️
Emozioni: ❤️
Suspense: 😮
Consigliato: NO.

locandina

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