The undoing: l’uomo perfetto non esiste.

The undoing. Le verità non dette è una mini serie HBO, trasmessa da Sky Atlantic, il cui punto di forza è sicuramente la presenza di attori degni di nota come Hugh Grant, Nicole Kidman e Donald Sutherland. È un thriller che non sempre ha un ritmo incalzante, tratto dal romanzo di Jean Hanff Korelitz, pubblicato in Italia da Piemme con il titolo Una famiglia perfetta.

Se avessi trovato il libro in libreria probabilmente non lo avrei comprato, perchè la cover è simile a tante altre e la trama non sprizza originalità e fantasia. Detto questo, ciò che mi ha convinto a vederlo sono stati gli attori e la consapevolezza che, come spesso accade in questo genere di storie, quello che si pensa sia il colpevole, alla fine non si rivela tale.

Partendo da questo presupposto, consideriamo le interpretazioni principali, che poi sono quelle che danno spessore all’intera storia e che riescono a coinvolgerti o meno, e a convincerti a vederla fino alla fine. Nicole Kidman interpreta Grace, la moglie psicologa, tanto innamorata del marito e del proprio lavoro, alle prese con il mandare avanti la casa e la famiglia e a educare il figlio, un ragazzino adolescente. Lui, il marito, Jonathan, interpretato da Grant, è un medico, un oncologo, per l’esattezza, che cura i bambini. Insomma, un uomo con il cuore grande, dall’aspetto elegante e sofisticato. Dall’animo buono, apparentemente paziente e senza macchia alcuna. Una brava persona, per farla breve. Il suocero, padre della Kidman, è Donald Sutherland, un uomo integerrimo, ricco e per nulla contento del matrimonio della figlia. Una presenza strana fin dall’inizio, che sembra essere fuori posto. Eppure la sua avversione per lui si manifesta in molte occasioni, soprattutto in una in particolare, che costruisce il tema principale della storia: l’omicidio.

Jonathan viene accusato della morte di Elena, una giovane mamma con un marito e due figli, che recentemente si è aggiunta al gruppo di amiche facoltose e spocchiose di cui fa parte proprio Grace. Le due donne, infatti, sembrano subito capirsi. Soprattutto Elena cerca in tutti i modi di avvicinarsi alla donna, cercare un contato fisico con lei, a tal punto, che in un momento di solitudine, quando nessuno può vederle, tenta addirittura di baciarla sulla bocca. Grace si chiede per quale motivo questa sconosciuta sia così propensa a stabilire una relazione piuttosto avventata ed equivoca con lei. Non passa molto tempo prima che scopra il perchè: era l’amante del marito.

Jonathan finisce subito in carcere. Grace lo allontana. Si rifugia dal padre che ovviamente porta avanti la sua campagna diffamatoria nei confronti di quel medico che non ha mai accettato nella sua famiglia. Il figlio, invece, piccolo e testardo, tenta in tutti i modi di salvare il padre considerandolo innocente. Ma davvero?

Jonathan finisce in galera, è vero, ma non può restarci per molto. Grazie al vecchio padre di lei, viene pagata la cauzione, e Grace si convince, anche per amore del figlio, che suo marito, così dolce e gentile, a tal punto da guarire i bambini e lottare contro il tumore, non può aver ucciso brutalmente una donna. Ebbene sì, Elena è stata uccisa con un martello in un modo che dire bestiale è poco. L’assassino ha infierito su di lei come se fosse un animale. La giuria, durante il processo, sarà sconvolta e molto confusa per lo stesso motivo per il quale siamo confusi tutti.

Jonathan Frazer è capace di uccidere una donna? Qual è la sua vera natura? Chi è davvero? Nel frattempo molti segreti vengono a galla. Il primo è il tradimento. Grace scopre che il marito aveva davvero una relazione con Elena e non era la sua prima amante. Poi viene trovata l’arma del delitto da chi non doveva trovarla. Insomma, un bel mix di elementi che rendono la visione sempre più incalzante, com’è giusto che sia, man mano che si procede verso la fine.

Il personaggio di Grace non è limpido come appare. O meglio, è questa l’impressione che lo spettatore riceve quando la visione aumenta drasticamente il ritmo. Si comincia a sospettare di tutti e di nessuno. Persino del ragazzino. Troppi personaggi e troppe persone coinvolte, a cominciare dal marito della donna morta che sembra serbare fin troppo poco rancore verso l’uomo che ha distrutto la sua famiglia. Come mai? Come avrebbe reagito uno di noi?

The undoing è una buona produzione piena di suspense e di colpi di scena. Alcuni momenti sono lenti, perchè capita spesso in storie di questo genere; altri momenti sono perfetti per assaporare l’atmosfera che diventa sempre più cupa. Il bagliore fulgido in cui la famiglia Frazer è racchiusa diventa sempre più oscuro e minacciato da nubi nere. La stessa Grace appare a volte sconvolta, confusa, smarrita, incapace di prendere una decisione, altre determinata, sfuggente, calcolatrice e molto furba. Va a letto con il marito, costringendo se stessa a considerarlo innocente mentre tutto il mondo gli dà contro, nonostante sappia, nel profondo di se stessa, che sta proteggendo un assassino. Interessante la sua psicologia, proprio lei che psicanalizza gli altri, si ritrova a cadere sotto la pressione tipica di una situazione del genere dove si perdono tutti i punti di riferimento e non si è più in grado di capire cosa sia vero e cosa no, perchè sono le emozioni a renderci quello che siamo. Semplici emozioni. Inoltre, fin dall’inizio, ci viene presentata come una donna capace di leggere l’anima delle persone. Beh, proprio lei non è mai stata in grado di leggere quella del marito.

L’emotività è molto presente, quasi tangibile, palpabile, via via che ci avviciniamo al finale. Avrei preferito che la Kidman fosse meno impostata. È vero, il suo atteggiamento regale è perfetto per quel ruolo che la deve presentare come imperturbabile, ma avrei preferito qualche espressione in più. Per la maggior parte delle puntate, sembra che abbia sempre le stesse tre o quattro espressioni piantate in faccia. Ripeto, per quel ruolo e quel tipo di storia, vanno anche bene. Ma mi è mancato qualcosa, un piccolo exploit che le avrebbe permesso di bucare lo schermo.

Passiamo a lui, Jonathan. L’interpretazione di Hugh Grant è magnifica. Mentre la collega è ovviamente piena di botulino, lui è pieno di rughe, orgoglioso di portare avanti i suoi sessant’anni che rendono il suo ruolo perfetto. È un uomo, un uomo sotto tutti i punti di vista. Un uomo forte, generoso, gentile, empatico, come lo definisce la moglie. Ma è anche un traditore, perchè ammette di aver tradito. Ma è un assassino? Il suo ruolo convince senza dubbio. Le sue espressioni cambiano a seconda del contesto, del pericolo, del senso di allarme che percepisce intorno a se, e come un animale feroce e guardingo, è abile ad adeguarsi senza farsi scoprire. È camaleontico e in quanto tale estremamente pericoloso. Subdolo, ambiguo, amorale, dalle mille sfaccettature che lo rendono fulminante.

In conclusione, The undoing ha soddisfatto tutte le mie aspettative, e non capita spesso. Adoro guardare questo genere di film principalmente basato sul gioco psicologico, sul rapporto familiare, sulla fiducia e sulla verità o sulle bugie, e ho trovato pane per i miei denti. Ho fatto mille congetture e mi è piaciuto che non mi sia stato dato nessun elemento per trovare conferma. Fino alla fine ti rendi conto che può essere stato chiunque e cominci a pensare anche a cose che non esistono, quando invece la verità è a un passo da te.
Vicinissima.
Ci vuole solo coraggio a guardarla in faccia e a non scappare.

VOTO.
Generale: ⭐⭐⭐⭐⭐
Emozioni: ❤️❤️❤️❤️
Riflessioni: ✏️✏️✏️✏️
Suspense:😮😮😮
Azione:👊👊
Consigliato: SI.

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