Cappuccetto Rosso sangue: il lupo non è mai stato così affascinante.

Cappuccetto Rosso sangue è una visione che ai più ha fatto storcere decisamente il naso. Una pellicola realizzata da Catherine Hardwicke, regista di Twilight che decide di portare sul grande schermo, ormai nel lontano 2011, una rivisitazione molto particolare della storia di Cappuccetto Rosso.

Ve ne parlo oggi perché l’ho rivisto dopo diverso tempo e perché lo trovo un film adatto per tutti gli amanti degli Horror e di Halloween.

Non è una storia di mostri e di scarnificazione al limite dell’assurdo, è invece una lettura alquanto commerciale di una storia che nella versione originale di Perrault aveva un finale piuttosto triste e macabro mentre in quella dei fratelli Grimm, un vero e proprio lieto fine.

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Ma torniamo al film dove incontriamo una protagonista sensuale e ammiccante quale Amanda Seyfried, una delle attrici più interessanti del cinema attuale. Una vera donzella dagli occhi che incantano e che nel film incarna alla perfezione Valerie, una Cappuccetto Rosso piuttosto cresciutella, con al seguito non uno, ma ben due pretendenti. In questo dettaglio che poi tanto dettaglio non è, la regista mostra memorie un po’ svagate di una rimembranza che arriva direttamente da Twilight e spera con tutto il cuore che anche questa volta il pubblico rimanga folgorato da questo triangolo amoroso piuttosto ben indirizzato e decisamente movimentato.

Io non potevo più vivere lì. Mi sentivo più libera nella foresta, nella casa della nonna. Vivere separata da tutti comporta dei pericoli, ma pericoli di quel genere mi fanno meno paura.

Valerie ama Peter (Shiloh Fernandez), il taglialegna. L’amico d’infanzia, il ragazzo talentuoso e accattivante, con lo sguardo cupo e il volto imbronciato che l’ha avvicinata alla vera passione e le ha fatto conoscere il vero amore. Ma lei è promessa ad un altro. Un ragazzo, Henry, (Max Irons – Sì, figlio di Jeremy Irons) al quale la famiglia l’ha promessa. Baldo ed interessante giovane che dimostra in più di una occasione di amarla e di volerla ad ogni costo.

Dopo questa breve digressione sull’amore, torniamo al tema fondamentale: il lupo cattivo.

Il piccolo villaggio, ogni volta che la luna si tinge di un macabro rosso sangue, viene raggiunto da una bestia feroce, un lupo mannaro che sacrifica vittime umane.

La gente del luogo è impaurita e spaventata fino a quando giunge uno strano prete (Gary Oldman) che promette di mettere a ferro e fuoco l’intero paese pur di trovare la bestia che uccide.

Le atmosfere sono cupe, quasi tutte le scene si svolgono di notte, all’ombra di un fuoco o di un ballo sinistro e pericoloso. Feste e festicciole nel mentre nuove vittime vengono ingenuamente donate al male e Valerie e il suo Peter continuano ad amarsi in un torbido silenzio fatto di promesse mancate e di doveri da rispettare. Ma…

Chi è il lupo mannaro?

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Tutto suggerisce che sia una persona talmente vicina da esserlo troppo, soprattutto per la nostra protagonista.

Dialoghi poveri, poche parole, personaggi che incarnano bene i ruoli per cui sono stati creati. Certamente non è un film da Oscar, ma a me è piaciuto molto perché adoro le storie estremamente dark, quelle che parlano di lupi senza essere sdolcinate, quelle in cui il male non è mai da un’unica parte.

Il rosso è il colore che prevale. La notte si tinge fin troppo spesso di rosso sangue, il mantello di Valerie è rosso come il peccato e la passione. Il fuoco, eterno compagno di mistiche unioni e apparenti maledizioni, diventa il calore più desiderato anche se spesso coincide con la morte.

Amanda Seyfried riesce con l’incanto del suo sguardo a tenere legato lo spettatore alla visione di una storia che procede fino alla fine regalando qualche brivido e immagini di vendetta e di orrore.

Il romanticismo si tinge di nero, e le tenebre sono ad un passo da inghiottire qualunque cosa.

Un accenno particolare va alla colonna sonora. Fever Ray, (clicca sul link per ascoltare), con la sua musica delicata, malignamente spirituale, insinuante, serpeggiante e capace di ottenebrare la mente, racconta di identità che si mescolano e dell’eterna lotta tra bene e male. Valerie è così vicina al lupo senza neanche saperlo e lo sarà prima e dopo, perché la sua è una condanna eterna. Ma proprio lei non è esule dal male, lei lo ha compiuto, con un istinto che nella sua ingenuità finisce per non essere considerato colpevole.

La ricerca affannosa del lupo la porta a scoprire un segreto terribile ma il futuro lo sarà ancora di più, a meno che…

L’amore per Peter è l’unica fonte di realtà in una dimensione soprannaturale fatta di sacrificio e di attesa.

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Ti aspetterò per sempre.

Ne ero sicuro.

Bellissimo il finale, con un sottofondo che ti insinua i brividi sottopelle e ti viene a prendere fin dove stai.

Cappuccetto Rosso sangue è un film che ho visto molte volte ed è una di quelle pellicole di cui non mi stanco mai.

Non sarà un capolavoro, probabilmente per molti è una pellicola mediocre, ma per chi ama le visioni incatenate al buio della coscienza e all’abisso della scoperta di se stessi, è un film che consiglio perché vi avvolgerà in una dimensione spettrale ma che riesce a toccare, se siete disposti a lasciarglielo fare. Si avverte in modo distinto la sensualità e il fuoco che brama nuovi corpi da sottomettere. Si avverte il dolore, lo struggimento, il senso di abbandono, e l’intreccio sinuoso dei corpi che nel profondo non fanno altro che invocare la morte.

L’abbraccio dannato del sangue in un turbine di pericoli e rischi che non lasceranno indenne nessuno e che porteranno la non ingenua Valerie a conoscere cosa sia il vero male, che per lei non sarà mai così aspro e terribile, perché in questo film il lupo è di un fascino disarmante.

©Antonietta Mirra

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