Robin Hood: la leggenda di un vero eroe non muore mai.

Robin Hood (2010), dalla regia di Ridley Scott, con Russell Crowe e Cate Blanchett, è la storia del personaggio così leggendario prima che diventasse il principe dei ladri. Ciò significa che racconta le peripezie della sua vita quando era arciere al servizio di Riccardo Cuor di leone, prima che questi morisse in battaglia e fosse sostituito dal fratello Giovanni.

Una dimensione storica ben delineata, con una spiegazione di base che sottintende la volontà di appropriarsi del contesto per renderlo – anche se non il protagonista – certamente un fattore significativo nell’exploit della medesima trama.

Robin è un uomo maturo che combatte come un eroe e che immediatamente si mette in luce (cattiva) con il suo re che – a scanso di equivoci – decide di condannarlo a morte perché Robin si è mostrato sincero e senza peli sulla lingua, criticando in malo modo il savoir faire battagliero del re.

Insomma, caso vuole, che lui e la sua combriccola riescano a salvarsi e da questo momento in poi inizia la vera storia.

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Marion vive nel villaggio di Nottingham, è una donna forte, determinata e molto bella. Custodisce la tenuta del marito, che l’ha lasciata per combattere la guerra e vive con il suocero cieco.

Quando Robin andrà da lei per consegnare al vecchio la spada del figlio morto in guerra, tutti e tre decideranno di sfruttare quella venuta così miracolosa a loro vantaggio.

Robin Hood si fingerà il marito di Marion e conoscerà molto da vicino la realtà di quei luoghi senza però dimenticare le ritorsioni della guerra.

Un film che si adatta a una visione scenografica molto potente senza però cadere in esagerazioni gratuite. Nemmeno le banalità sono offerte senza cognizione di causa, infatti c’è una sorta di equilibrio piuttosto formale che contiene le scempiaggini in cui sarebbe potuto cadere un kolossal del genere.

Per fortuna le interpretazioni cupe e piuttosto raziocinanti dei protagonisti – Robin e Marion – rendono realistica la storia, e permettono allo spettatore di empatizzare con le vicende, pur riconoscendone i limiti.

Ci troviamo di fronte a un film come tanti altri: l’eroe incontrastato che comanda, vince e protegge ciò che ritiene caro. Dall’altra parte una donna che incarna la moglie perfetta di quest’ultimo e allora abbiamo una visione doppia di una medesima realtà: eroismo a profusione, pur mancando, secondo me, di una maggiore introspezione psicologica del personaggio principale.

Robin lo conosciamo ampiamente, è pur vero, ma in questo contesto, la sua personalità rimane piuttosto oscurata dagli eventi che prendono il sopravvento e che determinano la sua funzionalità nella trama.

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In altre parole, non si conosce molto di ciò che pensa, del suo passato, da dove viene e perché, avrei preferito una maggiore attenzione per l’esposizione seppur turbolenta della sua anima e della sua mente.

Il film invece, si concentra favorevolmente sulla guerra – com’è giusto che sia – sulle abilità dei protagonisti nella loro miracolosa sopravvivenza e sulla constatazione della scelta di determinati valori che rendono questo genere di film un omaggio prezioso al passato.

Robin Hood cerca di dare un volto reale a una leggenda che ha riscaldato molti cuori e forse riesce ancora a farlo proprio perché tenta di fornire immagini e contesti piuttosto realistici, senza lasciarsi prendere da offensive e banali rappresaglie fantastiche. 

Robin Hood è la trasposizione cinematografica di una leggenda ancor prima che questa leggenda diventi realtà. Robin Hood è davvero esistito? E la sua Marion? Di certo, Russell Crowe e Cate Blanchett, (due dei più meritevoli attori degli ultimi anni), permettono allo spettatore di crederci, fino in fondo.

Perchè poi… la leggenda di un vero eroe non muore mai.

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